Esistono numerosi metodi per analizzare la struttura di una popolazione, metodi applicati a diversi tipi di dati: antropometrici, dermatoglifi, frequenze geniche, migrazioni e movimenti maritali, cognomi e genealogie. L’intento della maggior parte degli studi sulla struttura di una popolazione è quello di spiegarne la variabilità genetica.
L’utilizzazione delle fonti proprie della demografia storica ha consentito all’antropologo un nuovo campo di studio per le popolazioni del passato, permettendo di analizzare anche i comportamenti matrimoniali; sono tali comportamenti che traducono un fenomeno sociale nel fenomeno biologico della riproduzione.
Infatti, tramite la scelta del coniuge, il matrimonio rappresenta l’evento in cui le componenti biologiche e quelle socio-culturali interagiscono tra loro, influenzando l’evoluzione del patrimonio genetico della popolazione.
Nelle popolazioni umane la scelta del coniuge nell’ambito di una determinata area viene condizionata da fattori di tipo etnico, sociale, religioso, psicologico, socio-economico, culturale, geografico.
Le unioni matrimoniali non si realizzano quindi in maniera del tutto casuale ed il diverso peso con cui questi fattori agiscono sulla popolazione determina il livello di endogamia, cioè l’intensità con la quale gli individui favoriscono l’unione matrimoniale tra i membri di un gruppo ben preciso.
La consanguineità può essere considerata un’estremizzazione dell’endogamia, in quanto l’area di scambio matrimoniale si restringe a tal punto da esplicarsi all’interno dei confini familiari.
E’ stato osservato che la consanguineità è correlata negativamente con la densità della popolazione, mentre è correlata positivamente con l’altitudine (Moroni et al.,1972; Sanna et al.) e la latitudine (McCullough e O’Rourke,1986), anche se popolazioni geograficamente isolate risentono maggiormente di fattori demografici locali come la dimensione della popolazione (Lucchetti et al.,1976; Pettener 1985; McCullough e O’Rourke,1986).
Lo studio cronologico della consanguineità e del rapporto endogamia/ esogamia ha mostrato inoltre quanto queste siano correlate a fenomeni storici, a cambiamenti socio-economici, all’industrializzazione, all’incremento della mobilità (Moroni et al.,1972; Lucchetti et al.,1976; Pettener,1985; McCullough e O’Rourke,1986) mostrando un andamento analogo in quei paesi che hanno vissuto vicende simili dal punto di vista demografico, socioeconomico culturale e storico (Lucchetti et al.,1976).
L’analisi della struttura matrimoniale e in particolare gli aspetti legati alla scelta del coniuge sono fondamentali nello studio dei processi microevolutivi di una popolazione, poiché oltre a permettere l’individuazione del gruppo matrimoniale, determinano la costituzione genetica delle generazioni successive e possono portare anche a modificazioni della struttura genetica della popolazione stessa.
Lo studio dell’evoluzione della struttura matrimoniale si avvale di diversi indicatori bio-demografici: i tassi di endogamia ed esogamia, le distanze matrimoniali, i coefficienti di consanguineità, e altri coefficienti il cui calcolo si basa sulla distribuzione dei cognomi (coefficienti isonimici).
Questi ultimi possono consentire un’analisi sia della struttura matrimoniale interna alla popolazione sia delle interrelazioni genetiche tra popolazioni, perché si postula che si trasmettano ereditariamente come un carattere genetico collocato sul cromosoma Y(eredità oloandrica).
Questi parametri bio-demografici possono essere analizzati utilizzando i dati riportati nei Quinque Libri, che spesso costituiscono l’unica fonte per la ricostruzione delle generazioni passate e per lo studio del "movimento naturale" delle popolazioni.
Si tratta delle registrazioni dei battesimi, dei matrimoni, delle cresime, delle sepolture e degli stati delle anime effettuati dai parroci, che furono introdotte da parte della Chiesa a partire dal concilio di Trento (1542-1563).
Nell’ambito dei matrimoni, quelli tra consanguinei, sono oggetto di norme e costumi particolari. Nel mondo occidentale, la Chiesa Cattolica ha imposto, a partire dal concilio di Trento, dispense particolari per le celebrazioni di questi matrimoni.
In questo modo, i matrimoni tra consanguinei sono stati oggetto di determinate registrazioni, a più livelli (Parrocchie, Diocesi) e, pertanto, offrono la possibilità di precise valutazioni quantitative del fenomeno.
Sono detti endogamici quei matrimoni che avvengono tra individui appartenenti ad un determinato gruppo (Comune, etnia, valle, casta, etc.); sono, invece considerati esogamici quei matrimoni nei quali almeno uno dei coniugi non appartenga al gruppo in questione.
I tassi di endogamia (numero matrimoni endogamici/numero totale matrimoni; in genere percentualizzato); ed esogamia (numero matrimoni esogamici/numero totale matrimoni; in genere percentualizzato); benché siano le misure più semplici della struttura biologica di una popolazione, sono tuttavia considerate tra le più informative (Relethford e Mielke,1994).
Infatti, l’analisi temporale dei tassi di endogamia consente di valutare il grado di isolamento di una popolazione; mentre, per quanto riguarda i tassi di esogamia, otteniamo informazioni sulla dispersione del patrimonio genetico nel territorio, data la relazione esistente tra movimento di coniugi e movimento di geni, in quanto i geni si "muovono" con gli spostamenti dei coniugi (Gueresi et al.,1993).
I tassi di endogamia ed esogamia non danno solo informazioni sul grado di isolamento riproduttivo, ma determinano anche il livello di affinità genetica all’interno e tra gruppi, dato che più elevata è l’endogamia maggiore è l’omogeneità interna del gruppo e minore è l’affinità con i gruppi circostanti (Pettener,1995).
Nel corso degli ultimi secoli si è assistito ad una tendenza alla diminuzione dell’endogamia ed al conseguente aumento dell’esogamia. Questo fenomeno, particolarmente accentuato dagli inizi del Novecento in poi, è da mettere in relazione con l’aumento della mobilità individuale e con lo spopolamento delle aree montane e delle zone geograficamente più isolate in seguito ai cambiamenti socioculturali legati all’industrializzazione, fenomeno noto come " rottura degli isolati".
Fino agli inizi di questo secolo frequenze di matrimoni endogamici di circa 90% erano presenti in ambienti di tipo montano in Italia e in Europa (Pettener,1995).
Nei matrimoni esogamici possono essere individuate 3 componenti del movimento: la distanza, l’orientamento e la direzione.
La distanza matrimoniale viene misurata tra i luoghi di nascita dei coniugi, calcolata in linea d’aria o lungo le principali direttrici di viabilità.
La maggior parte degli autori preferisce utilizzare il primo approccio in quanto tiene conto del fatto che le vie impiegate per gli spostamenti possono variare nel tempo e che, in particolare per le comunità montane del passato, potevano essere utilizzati anche i sentieri di montagna.
I movimenti matrimoniali seguono direzioni e versi privilegiati in relazione ai fattori di tipo geografico, culturale, sociale ed economico e per poterne apprezzare le motivazioni risulta oltremodo utile la conoscenza delle vicende storiche ed economiche dei comuni esaminati.
Accade frequentemente che due comunità, pur geograficamente vicine, abbiano registrato in passato tassi di scambio matrimoniale molto bassi, a causa di conflitti di natura economica che le dividevano (ad esempio la contesa dei territori), altre, per contro, sebbene distanti venivano maggiormente a contatto, ad esempio a causa dello sfruttamento di una stessa risorsa. Un caso particolare è rappresentato da alcune società pastorali che praticavano la transumanza, in quanto manifestano alti tassi di endogamia nonostante che i loro uomini, al seguito delle greggi, si allontanassero anche di parecchi chilometri e per diversi mesi dalle sedi originarie, tuttavia scegliendo preferenzialmente il coniuge nell’ambito della propria comunità per ragioni di tipo culturali.
Qualora si utilizzino i dati delle registrazioni religiose degli atti di matrimonio, questi indicatori di mobilità (tasso di endogamia ed esogamia, distanza matrimoniale) hanno comunque un valore relativo, in quanto tra l’altro, non possono essere rilevati quei matrimoni che, pur coinvolgendo un membro della stessa parrocchia, vengono celebrati e registrati in un'altra.
E’ infatti diffusa la consuetudine che il matrimonio venga celebrato nel paese della sposa anche se poi questa si trasferisce nel paese di origine del marito (cosiddetta pratica virilocale del matrimonio).
La pratica nuziale cosiddetta virilocale sottrarrebbe in realtà dalla comunità in cui è avvenuto il matrimonio oltre al coniuge maschio esterno alla comunità anche il coniuge femmina e ne risulterebbe pertanto non un arricchimento bensì un impoverimento del patrimonio genetico della popolazione (Gueresi,1993; Sanna et al.,1999).
L’analisi dei movimenti maritali può essere effettuato utilizzando la distanza matrimoniale media o la distribuzione delle distanze in varie classi di ampiezza chilometrica.
La distanza matrimoniale media è considerata come una misura indicativa dell’area di scambio matrimoniale e quindi del grado di mobilità della popolazione; un’informazione simile viene fornita dall’incidenza delle distanze matrimoniali nelle varie classi di ampiezza chilometrica.
Lo studio dei movimenti matrimoniali può essere completato dall’analisi della distribuzione dei luoghi di provenienza dei coniugi, che permette di individuare asimmetrie nei movimenti matrimoniali, con direzioni e versi di spostamenti privilegiati, dipendenti da fattori di ordine geografico, sociale ed economico.
Nelle popolazioni, in presenza di una condizione di relativo isolamento e di endogamia si osservano in genere elevate frequenze di matrimoni consanguinei e dunque un maggiore livello di consanguineità.
Sono detti consanguinei due individui che hanno almeno un progenitore relativamente prossimo in comune. Il matrimonio tra persone imparentate viene detto matrimonio consanguineo e la loro progenie è detta consanguinea. L’effetto dell’unione tra consanguinei, cioè dell’inincrocio (inbreeding), è l’aumento delle frequenze dei genotipi omozigoti rispetto alle proporzioni attese secondo l’equilibrio di Hardy-Weinberg, di conseguenza aumenta la probabilità che vengano espressi alleli recessivi patologici o letali.
La consanguineità di un individuo può essere misurata mediante il coefficiente di consanguineità o di in incrocio (F) che rappresenta la probabilità che due alleli ad un locus preso a caso in un individuo, siano identici per discendenza, cioè copie di uno stesso allele presente in un antenato comune.
In una popolazione invece, la consanguineità può essere stimata dalla incidenza percentuale di matrimoni consanguinei rispetto al numero totale di matrimoni verificatesi in un dato arco di tempo.
E’ inoltre di particolare interesse la stima del livello medio di consanguineità nelle popolazioni partendo dalle dispense ecclesiastiche e calcolata secondo quanto proposto da Bernstein (1930) dalla formula:
a =S pi Fi
dove pi è la frequenza relativa degli individui a consanguineità Fi.
La stima di a indica la probabilità che due alleli omologhi di un individuo scelto a caso nella popolazione, siano identici.
Il livello medio di consanguineità di una popolazione dipende da diversi fattori come, ad esempio, la sua dimensione, il rapporto dei sessi, le frequenze dei vari tipi di matrimoni consanguinei, oltre al contesto geografico, socioeconomico, culturale e religioso.
Anche il tasso di incremento della popolazione e la migrazione differenziale per sesso possono condizionare la frequenza dei vari tipi di matrimonio e la consanguineità media di una popolazione (Leslie,1985).
Il livello medio di consanguineità ha mostrato una tendenza storica peculiare: in genere nel ‘600 e nel ‘700 presentava valori costanti e generalmente bassi, nella seconda metà dell’800 si rileva un improvviso e rapido aumento della consanguineità, raggiunge livelli massimi agli inizi del ‘900, a cui segue un repentino decremento a partire da un periodo generalmente compreso tra le due guerre mondiali (Moroni et al.,1972; Pettener,1995).
Da notare che la frequenza totale di matrimoni consanguinei sarebbe rimasta costante nel tempo fino agli inizi di questo secolo; l’aumentare e il successivo diminuire dei valori di a sarebbe conseguente alla variazione di frequenza di matrimoni tra consanguinei di grado più stretto, in particolare tra cugini primi (Pettener,1995).
Generalmente i coefficienti di consanguineità delle popolazioni umane presentano valori inferiori a 10-3.
In Sardegna il livello medio di consanguineità (a ), dal 1765 al 1965, è risultato essere pari a 1,54 x 10-3 (Moroni et al.,1972).
Limiti delle dispense di consanguineità sono conseguenti al fatto che possono essere presenti delle lacune nelle registrazioni, inoltre le formule utilizzate possono variare da parroco a parroco sia in relazione alla scuola di formazione, sia in conseguenza di variazioni assunte nel tempo dal modo di codificare.
Dal 1917 non viene più richiesta la dispensa matrimoniale per la consanguineità di grado superiore a F=1/64, corrispondente ai secondi cugini, e dal 1983 l’obbligo di dispensa è stato ristretto ai soli matrimoni con F=1/8 e F=1/16,cioè rispettivamente ai matrimoni fra zio/a-nipote e cugini primi (Moroni et al.,1992).
I cognomi hanno una grande importanza negli studi di linguistica e di storia, e altrettanta importanza hanno assunto in tempi più recenti per l’Antropologia e la Genetica delle popolazioni.
L’uso del cognome compare poco prima del 1000, ma è durante il Rinascimento che si stabilizza in tutta l’Europa consolidandosi col passare delle generazioni. Anche in Sardegna, come risulta dai documenti medioevali, nello stesso periodo, gli individui cominciano ad essere identificati tramite l’uso di nome e cognome (Condaghi di San Pietro di Silki, di San Nicola di Trullas, di Santa Maria di Bonarcado, di San Michele di Salvenor, Carte volgari dell’Archivio Arcivescovile di Cagliari). Ricordiamo che i Condaghi erano i registri sui quali i monaci benedettini segnavano i movimenti patrimoniali nei diversi monasteri presenti nell’isola.
Le disposizioni ecclesiastiche del Concilio di Trento (1542-1563) decretarono l’uso obbligatorio del sistema nome-cognome per ciascun battezzato, registrato nei Quinque Libri degli atti parrocchiali.
I cognomi assumono quindi funzione distintiva con carattere ereditario, l’obbligatorietà e l’immutabilità del cognome derivano da disposizioni religiose prima e civili successivamente. Nella società di cultura "Occidentale" i cognomi vengono ereditati per via patrilineare e possono dunque essere considerati come degli alleli di un gene situato sul cromosoma Y (eredità oloandrica) e quindi utilizzabili nello studio della struttura genetica delle popolazioni (Lucchetti e Sogliano,1989; Pettener, 1995; Sanna et al., 2001), pertanto le frequenze delle singole forme cognominali possono essere elaborate come frequenze alleliche per descrivere la struttura di una singola popolazione, rapporti tra diverse popolazioni o tra sottopopolazioni.
L’uso dei cognomi come marcatori genetici è subordinato ai seguenti assunti (Ellis e Starter, 1978; Crow, 1980; Sawchuk e Herring, 1989; Gueresi et al.,1993):
Centro agricolo e commerciale, Villasor giace nella pianura del fecondo Campidano, a 25 m di altitudine sul livello del mare e dista 26 km dal capoluogo Cagliari. Il suo territorio comunale ha un estensione di 8861 ettari.
L’etimologia di "Villasor" o almeno della parte finale "SOR" è direttamente legata a quella del nome "Sorres" e va ricercata nel latino"Horrea" che significa granaio, in quanto questo abitato, per la grande produzione di grano, poteva indicare luogo scelto a raccolta di questo prodotto.
Data la sua particolare localizzazione geografica che la pone al centro di diversi corsi d’acqua quali Flumini Mannu (chiamato Riu Mannu ), Riu Malu o Riu Mau così chiamato dai sorresi e Riu Nou detto anche s’Arrixeddu che ha rivestito nel passato grande importanza per le massaie, Villasor fu abitata probabilmente fin dall’età prenuragica.
Infatti ritrovamenti paletnologici e archeologici nel territorio di Villasor danno testimonianza di questi insediamenti, uno di questi"Crabai", ha restituito una statuina marmorea raffigurante la "dea madre".
Per quanto concerne il periodo nuragico sono state pervenute testimonianze più consistenti rispetto al periodo precedente.
Nell’agro di Villasor sono state rinvenute tracce di alcuni nuraghi: in località Santa Vida Beccia, Bruncu su Lacu, Perda Bruncu is Tanas e il complesso nuragico di "Su Sonadori".
Quest’ultimo si trova nella regione di S’Acqua Cotta a circa 12 km dal centro abitato.
Verso il 600 a.C. in seguito all’occupazione cartaginese della Sardegna, il territorio di Villasor fu abitato e sfruttato per le colture cerealicole.
Anche i romani sfruttarono il territorio per la coltura del grano. Sono state individuate diverse necropoli, i resti di un ponte romano nella località "Ponti Perda" e la testimonianza di vita attiva romana nei pressi della sorgente termale "S’acqua cotta", che sfruttarono questa sorgente per bagni ristoratori e terapeutici, costruendo uno stabilimento termale.
Da centro romano, consistente in piccoli insediamenti, Villasor divenne un centro bizantino che ebbe una certa importanza , per la presenza della rilevante chiesa di S. Maria di Gippi, oggi scomparsa (si conservano dei frammenti marmorei con delle iscrizioni in greco nel museo archeologico di Cagliari).
Le notizie del periodo giudicale non sono molte, si sa che il territorio di Villasor, compreso nel giudicato di Cagliari, faceva capo alla curatoria di Parte Ippis.
Bisogna giungere al secolo xv per avere notizie più dettagliate su Villasor, e cioè per sapere che il paese era pressoché distrutto e in via di spopolamento a causa delle lotte che imperversavano nella zona da circa mezzo secolo, tra gli Aragona e gli Arborea.
A ristabilire la situazione, dopo il crollo del giudicato di Arborea fu l’infeudazione della curatoria di Parte Ippis e fu Giovanni Sivilleri che ottenne dall’Arcivescovo di Cagliari il permesso di edificare sulle rovine della vecchia Chiesa parrocchiale un castello o una casa fortificata nella villa di Sorris.
Da allora il villaggio di Sorris cominciò a ingrandirsi fino a diventare capoluogo della curatoria e la sua importanza crebbe quando Carlo v creò la contea di Villasor e nominò primo conte Biagio Alagon.
Gli ultimi feudatari furono i De Silva che persero il feudo nel 1839, in seguito alla disposizione legislativa che aboliva il feudalesimo in Sardegna.
Dopo questo periodo, esattamente nel 1892, il castello passa in mano ai privati e cade a poco a poco nel più completo abbandono.
Il centro di Villasor si distingue per la presenza del castello o casa-forte e di alcuni rilevanti monumenti quali la Chiesa parrocchiale di S.Biagio e le Chiese di S.Vitalia e S.Antioco.
La casa-forte degli Alagon, così viene ricordata perché ad essi è appartenuta per più tempo, fu voluta e fatta costruire dal Giovanni Sivilleri per difendere la zona dalle incursioni dei ribelli arborensi superstiti della guerra tra gli Arborea e gli Aragona.
La pianta dell’edificio ha grosso modo la forma di una "U", le sommità delle mura agli angoli e nel prospetto principale sono merlate.
Durante il regno sardo-piemontese il castello fu sicuramente utilizzato come caserma per le truppe e probabilmente gli ambienti del pianterreno furono adibiti a prigione.
Inoltre un sotterraneo lo collegava alla Chiesa parrocchiale, dove sboccava alla sinistra dell’altare maggiore.
La Chiesa parrocchiale risale alla prima metà del ‘400, è in stile tardo-gotico aragonese ed è dedicata al patrono del paese S. Biagio. La chiesa ha forma di croce latina, distinta in tre navate.
La storia della Chiesa di S. Antioco è direttamente legata a quella del convento dei frati cappuccini cui apparteneva. All’interno della Chiesa si conservano delle opere pregevoli, quali la fonte battesimale del 1743, l’altare principale in legno e un dipinto del XVIII secolo raffigurante San Felice da Cantalice con Madonna e Bambino.
In periferia si trova la chiesa di S.Vitalia.
Le più rilevanti manifestazioni religiose di Villasor sono: la festa di Santa Vitalia che si celebra la seconda domenica di ottobre, la sagra di Sant’Isidoro con la caratteristica processione accompagnata da "Is Traccas" e la festa di Sant’Antioco che si celebra due settimane dopo Pasqua.
Per analizzare l’evoluzione della struttura matrimoniale del Comune di Villasor nel XIX secolo ho raccolto i dati relativi ai 1805 matrimoni, registrati dal 1800 al 1899.
A tale scopo mi sono recata all’archivio storico Diocesano di Cagliari dove ho rilevato i dati relativi ai matrimoni, trascrivendo su apposita modulistica i seguenti dati: data del matrimonio, nome e cognome dei due coniugi, relativo luogo di nascita e stato civile, eventuali dispense di consanguineità; inoltre sono stati trascritti, se riportati, anche l’età degli sposi, il nome e il cognome dei genitori.
L’analisi della struttura matrimoniale è stata effettuata per il periodo 1800-1899 operando una suddivisione temporale (generazionale) corrispondente a periodi di 25 anni. Per ciascun periodo analizzato e per l’intero arco di tempo considerato sono stati calcolati i seguenti parametri:
Tasso di endogamia
Tasso di esogamia
Il livello medio di consanguineità è stato calcolato secondo la formula di Bernstein:
La distanza matrimoniale è stata, misurata in linea d’aria tra i Comuni d’origine dei due coniugi arrotondando i valori al chilometro.
Flusso dei cognomi e percentuale di quelli più frequenti sul numero dei coniugi, con il flusso misurato dal numero dei cognomi acquisiti e persi in un dato periodo generazionale.
Nella successiva Tabella 1a viene riportata la numerosità della popolazione di Villasor a partire dal Censimento del 1688 sino a quello del 2001. La numerosità della popolazione per quanto riguarda i dati del periodo da me esaminato presenta un incremento monotonico, come si può vedere anche dalla Figura 1.
| Censimenti | Villasor | Sardegna |
|---|---|---|
| 1688 | 1.535 | 229.532 |
| 1698 | 1.411 | 259.157 |
| 1728 | 1.738 | 311.902 |
| 1751 | 1.441 | 360.805 |
| 1771 | 1.494 | 360.785 |
| 1776 | 1.589 | 422.647 |
| 1781 | 1.639 | 431.897 |
| 1821 | 1.598 | 461.931 |
| 1824 | 1.634 | 469.831 |
| 1838 | 1.893 | 525.485 |
| 1844 | 2.061 | 544.253 |
| 1848 | 2.035 | 554.717 |
| 1857 | 2.214 | 573.243 |
| 1861 | 2.578 | 609.015 |
| 1871 | 2.464 | 636.413 |
| 1881 | 2.548 | 680.450 |
| 1901 | 2.630 | 795.793 |
| 1911 | 2.989 | 868.181 |
| 1921 | 3.248 | 885.467 |
| 1931 | 3.513 | 983.760 |
| 1936 | 3.692 | 1.034.206 |
| 1951 | 4.774 | 1.276.023 |
| 1961 | 5.508 | 1.419.362 |
| 1971 | 6.391 | 1.473.800 |
| 1981 | 7.070 | 1.594.175 |
| 1991 | 7.294 | 1.648.248 |
| 2001 | 7.065 | 1.631.880 |
La popolazione varia da 1598 individui del 1821 ai 2548 individui del 1881 per un incremento complessivo pari a 59,45%.
Nella Tabella 1b viene riportata l’altitudine e la numerosità della popolazione in 20 Comuni della Sardegna dal 1821 al 1961 (Sanna et al.,2003). Da notare che Villasor, in base ai 25 metri di altitudine sul livello del mare è considerato un paese di pianura.
Nella Tabella 2 e nella Figura 2 viene riportato il numero dei matrimoni celebrati nella chiesa parrocchiale di Villasor (San Biagio) per ogni periodo generazionale considerato e per l’arco di tempo complessivo.
Il numero totale dei matrimoni è di 1805, mentre relativamente ai 4 periodi generazionali risultano:430 matrimoni dal 1800 al 1824, 393 matrimoni dal 1825 al 1849, 472 matrimoni dal 1850 al 1874 e 510 matrimoni dal 1875 al 1899.
La Tabella 3a riporta le frequenze, sia assolute sia percentuali, dei matrimoni endogamici ed esogamici sia per periodo generazionale sia per l’arco di tempo complessivo.
Dei 1805 matrimoni celebrati dal 1800 al 1899, 1433 (79,39%) sono endogamici celebrati tra sposi del comune di Villasor e la restante quota è ascrivibile per la quasi totalità ai matrimoni esogamici.
La successiva figura 3a illustra graficamente l’andamento del tasso di endogamia per ogni suddivisione generazionale; si può notare che nei primi 3 periodi (1800-1824, 1825-1849 e 1850-1874), il tasso presenta un andamento abbastanza costante: 77,91% per il primo, 78,12% per il secondo e 77,97% per il terzo periodo, dopodiché si ha un forte incremento che raggiunge il valore massimo di 82,94% che ritroverà poi riscontro nei bassi valori di esogamia sia maschile (14,73%) sia femminile (3,88%) riportati nella Tabella 3a e nella successiva Figura 4a.

La successiva Figura 4a ci illustra il diverso contributo dato alla esogamia dai coniugi maschi e femmine che siano risultati essere Sardi non nativi di Villasor.

Il contributo maggiore è apportato dai coniugi maschi, infatti, è lo sposo che nella maggior parte dei casi è esterno alla comunità (14,57% per i maschi, 3,88% per le femmine nell’arco di tempo complessivo).
Il primo e unico matrimonio tra un coniuge di Villasor di sesso femminile e un italiano (Tabella 3a) si registra sia nel 1850-1874 sia nel 1875-1899 con una percentuale dello 0,21%.
La Tabella 4a mostra le frequenze assolute e percentuali dei matrimoni tra consanguinei, i valori dell’alfa di Bernstein suddivisi per periodo generazionale (25 anni) e per l’arco di tempo complessivo (1800-1899).
Nella stessa compaiono le frequenze dei matrimoni per ogni singolo grado di consanguineità e il loro contributo a livello medio (a di Bernstein).
La Figura 5 descrive graficamente la percentuale dei matrimoni consanguinei per periodo generazionale. La Figura 6 mostra per gli stessi periodi il valore dell’a di Bernstein.
Complessivamente, dal 1800 al 1899 i matrimoni tra consanguinei sono risultati 48, valore che corrisponde ad una frequenza del 2,65% e una consanguineità media dello 0,43 x 10-3.
Il valore massimo della frequenza percentuale delle unioni tra consanguinei è raggiunto nel periodo 1825-1849 con una percentuale del 3,81% ed a = 0,37x10-3.
Si può notare come i matrimoni tra consanguinei mostrino nel tempo un andamento irregolare con un punto di massima di 3,81% nel periodo 1825-1849, mentre il massimo valore dell’a si registra nel periodo 1800-1824 con un valore di a =0,53.
Si sottolineano bassi valori sia di consanguineità percentuale sia dell’a nell’ultimo periodo generazionale considerato: 1875-1899.
Per quanto riguarda i vari gradi di consanguineità notiamo che l’unico matrimonio tra zio e nipote registrato, è stato registrato nel periodo 1875-1899, mentre per quanto concerne i matrimoni tra cugini primi sono registrati due matrimoni: uno per il periodo 1800-1824 e l’altro per il periodo 1850-1874. Non sono stati registrati matrimoni tra cugini primi e ½ e tra cugini secondi e ½.
Nell’insieme i matrimoni tra consanguinei più frequenti sono quelli tra cugini secondi (F=1/64) e tra cugini terzi F=(1/256), un contributo importante alla consanguineità è dato anche dai matrimoni a consanguineità multipla (CM); per F =1/256 e per CM ciò è valido sino a che è rimasta obbligatoria la relativa dispensa.
Nella successiva Tabella 5a si riporta la percentuale di matrimoni in classi di distanza di 10 km e la media delle distanze matrimoniali dei matrimoni esogamici tra Sardi.

Occorre precisare che la prima classe di distanza (0 km) comprende oltre ai matrimoni endogamici tra coniugi locali anche quelli in cui i coniugi siano entrambi Sardi non locali e provengano dallo stesso comune. Pertanto, i valori percentuali riportati per questa classe sono leggermente diversi da quelli relativi ai matrimoni endogamici locali riportati nelle Tabelle 3a e 3b.
I raggruppamenti dei matrimoni in classi di distanza e la media delle distanze matrimoniali, misurate in linea d’aria tra il luogo di nascita dei coniugi, forniscono informazioni sull’area di scambio matrimoniale e dunque sul grado di mobilità della popolazione.
Nella precedente Tabella 5a, osservando l’arco di tempo considerato, è il periodo 1825-1849 a mostrare il valore maggiore della media delle distanze matrimoniali esogamiche ( 28,88 km), mentre per quanto riguarda l’incidenza dei matrimoni nelle varie classi chilometriche rileviamo che la frequenza maggiore di matrimoni viene rilevata in genere tra individui originari dello stesso comune e diciamo che nei primi 3 periodi i valori percentuali sono rimasti invariati,intorno al 78%, mentre nell’ultimo periodo si è avuto un incremento dell’83,14%.
Si può comunque affermare che l’area di scambio matrimoniale resta nella maggioranza dei casi nell’ambito di un area indicativamente restringibile ai Comuni più vicini.
Se osserviamo i dati riportati nella Tabella 5a, relativi alle percentuali di matrimoni in classi di distanza chilometrica e media delle distanze matrimoniali tra un coniuge locale e l’altro Sardo non locale, rileviamo in particolare che la media più elevata delle distanze matrimoniali tra esogamici è propria del periodo 1825-1849 pari a 28,88 km, mentre quella inferiore è mostrata dal primo periodo generazionale:1800-1824 con una media di 22,46 km. Comunque la media delle distanze matrimoniali considerate per tutto l’Ottocento è pari a 24,47 km.
Un altro aspetto importante riguarda la frequenza dei matrimoni all’interno delle varie classi chilometriche. Come atteso la maggiore incidenza si registra all’interno della prima classe chilometrica: 0 km. Segue, quella da 1 a 10 km e poi successivamente seguono le altre con una incidenza sempre meno rilevante fino a scomparire quasi del tutto dopo i 100 km. Una nota specifica la si rileva per la classe 21-30 km che mostra una frequenza superiore rispetto a quella della classe precedente. Tra i Comuni che fanno parte di suddetta classe chilometrica (21-30 km) citiamo: Cagliari, Sanluri, Sardara, Villacidro, Arbus e Gonnosfanadiga.
Nella Tabella 6 sono indicati i Comuni in cui si è avuta una maggiore percentuale di matrimoni esogamici.
In particolare si può notare che la maggiore incidenza si registra per il Comune di Decimoputzu con un valore del 3,16% segue poi Serramanna con 2,71%, Comuni che risultano avere la minore distanza da Villasor.
Nella successiva Tabella 7 viene riportata, per ciascun periodo considerato e per l’arco di tempo complessivo, la percentuale dei cognomi più frequenti.
| Periodi | 1800-1824 | 1825-1849 | 1850-1874 | 1875-1899 | 1800-1899 | |||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| N. coniugi | 860 | 786 | 944 | 1020 | 3610 | |||||
| N | % | N | % | N | % | N | % | N | % | |
| Pillitu | 29 | 3,37% | 54 | 6,87% | 58 | 6,14% | 62 | 6,08% | 203 | 5,62% |
| Vargiu | 30 | 3,49% | 27 | 3,43% | 20 | 2,12% | 23 | 2,25% | 100 | 2,77% |
| Serra | 36 | 4,19% | 25 | 3,18% | 20 | 2,12% | 15 | 1,47% | 96 | 2,66% |
| Marongiu | 15 | 1,74% | 20 | 2,54% | 21 | 2,22% | 24 | 2,35% | 80 | 2,22% |
| Orrù | 16 | 1,86% | 14 | 1,78% | 18 | 1,91% | 27 | 2,65% | 75 | 2,08% |
| Podda | 10 | 1,16% | 16 | 2,03% | 17 | 1,80% | 29 | 2,84% | 72 | 2,00% |
| Pinna | 11 | 1,28% | 4 | 0,51% | 18 | 1,91% | 38 | 3,72% | 71 | 1,97% |
| Medda | 17 | 1,98% | 13 | 1,65% | 11 | 1,16% | 17 | 1,66% | 58 | 1,61% |
| Pistis | 7 | 0,81% | 8 | 1,02% | 16 | 1,69% | 22 | 2,16% | 53 | 1,47% |
| Virdis | 14 | 1,63% | 12 | 1,53% | 10 | 1,06% | 16 | 1,57% | 52 | 1,44% |
| Matta | 9 | 1,05% | 6 | 0,76% | 17 | 1,80% | 17 | 1,66% | 49 | 1,36% |
| Trudu | 9 | 1,04% | 16 | 2,03% | 12 | 1,27% | 5 | 0,79% | 42 | 1,16% |
| Lampis | 15 | 1,74% | 12 | 1,53% | 6 | 0,63% | 3 | 0,29% | 36 | 0,99% |
Limitiamo l’esposizione dei risultati ai cognomi che presentano la maggiore incidenza percentuale. Il cognome più rappresentato nell’ambito dell’arco di tempo complessivo è quello di Pillitu, che evidenzia un valore pari a 5,62 %. Successivamente rileviamo il cognome Vargiu con un valore pari all’2,77 %, a cui segue Serra con un valore pari al 2,66 %, Marongiu con un valore del 2,22 %,Orrù 2,08 %, Podda 2,00 %, Pinna 1,97 % e così via.
Da notare che i cognomi più diffusi all’inizio dell’800 come Serra, Vargiu, Lampis hanno mostrato un decremento rispetto alla fine dell’800,viceversa altri cognomi come Pinna, Podda, Pistis che presentavano una scarsa incidenza agli inizi dell’800, hanno mostrato un incremento alla fine dell’800.
Inoltre, sono stati riscontrati alcuni cognomi che presentano una o più varianti a seguito di differenti pressioni linguistiche (Manconi, 1987; Pittau, 1990).
Il cognome Lasiu-Lasio ha subito un processo di italianizzazione con la trasformazione della vocale terminale da u in o. Il cognome Xola- Xiola è Sciola ha subito una trasformazione in seguito a un errore di trascrizione ortografica e fonetica .
Nella Tabella 8 sono riportati per i 4 periodi generazionali i valori numerici dei cognomi acquistati e persi. Si osserva che in tutti e tre i periodi vi è una diminuzione della variabilità cognominale come si può vedere nella Figura 8.
Infatti dal confronto tra il 1800-1824 e il 1825-1849 risulta che i cognomi acquistati sono stati 86 mentre quelli persi sono stati 103. Nel periodo successivo i cognomi acquistati sono stati 64 e quelli persi 96 e nell’ultimo periodo risultano 52 cognomi persi e 81 acquistati. Questi risultati denotano una ridotta mobilità della popolazione.
Da come si può notare, diminuisce il numero dei cognomi nel tempo. La perdita di ricchezza cognominale che contrasta con l’aumento dell’esogamia nel tempo, potrebbe trovare una spiegazione in una progressiva omologazione delle varianti cognominali in un'unica forma.
Inoltre andrebbe anche valutato quale sia l’incidenza, l’effetto dell’usanza virilocale del matrimonio.
In base ai dati di 1805 matrimoni, raccolti per il periodo 1800-1899, dai registri matrimoniali ecclesiastici di Villasor, Comune di pianura situato nel medio Campidano e più precisamente nelle zone dell’ex curatoria di Gippi, è stato effettuato lo studio dell’evoluzione di alcuni aspetti biodemografici della popolazione con particolare attenzione alla struttura dell’evoluzione matrimoniale: endogamia, esogamia, consanguineità, distanza matrimoniale, flusso dei cognomi e cognomi più diffusi.
Gli indicatori biodemografici ottenuti sono per il periodo esaminato, in linea di massima congruenti con quanto da attendersi in una comunità di pianura.
L’endogamia nei periodi generazionali considerati ha mostrato un andamento abbastanza regolare attestandosi intorno al 78%, presenta una eccezione l’ultimo periodo in cui il valore dell’endogamia incrementa fino a raggiungere il valore dell’82,94%.
Confrontando il valore dell’endogamia della popolazione di Villasor con le zone altimetriche della Sardegna nella ripartizione di montagna, collina e pianura, notiamo che Villasor mostra un valore dell’endogamia simile a quello dei paesi di collina piuttosto che a quello dei paesi di pianura.
L’esogamia segue in modo speculare l’andamento mostrato dall’endogamia e si precisa che sono soprattutto i coniugi maschi a provenire dall’esterno della comunità. Anche per quanto riguarda l’esogamia,Villasor risulta avere una certa somiglianza con i paesi di collina, con valori che hanno un andamento costante per tutti e quattro i periodi considerati.
Da notare inoltre che i primi due matrimoni registrati, in cui uno dei due coniugi sia di origine non sarda, sono stati celebrati rispettivamente nel periodo 1850-1874, il primo riguarda un coniuge di sesso femminile locale e un maschio italiano proveniente da Verona e l’altro nel periodo 1875-1899 tra un femmina locale e un maschio proveniente da Cervia.
Sempre nel periodo 1875-1899 si registra anche l’unico matrimonio tra moglie sarda non locale proveniente da Cagliari e marito italiano proveniente da Palermo, mentre non si registrano matrimoni tra coniugi locali e stranieri.
In riferimento alla consanguineità, il valore percentuale dei matrimoni consanguinei e l’a di Bernstein per l’intero periodo studiato (1800-1899), sono rispettivamente pari a 2,65% e 0,43 x 10-3.
I valori percentuali della consanguineità decrementano nel tempo, se si considera il primo e l’ultimo periodo, variano da un valore massimo del 3,81% del secondo periodo a un valore minimo dello 0,98% dell’ultimo periodo. L’a di Bernstein mostra una tendenza differente in quanto il primo periodo presenta il valore maggiore e negli altri periodi si mantiene stabile.
La consanguineità a dunque non è congruente con la consanguineità percentuale, infatti per l’alfa notiamo che il valore maggiore è quello del primo periodo, mentre la percentuale dei matrimoni consanguinei non è quella più elevata, essendo tale nei due periodi successivi.
Infine nell’ultimo periodo la consanguineità desunta dall’a presenta un valore simile a quello dei due periodi precedenti, pur essendo percentualmente i matrimoni consanguinei di due unità inferiori rispetto ai periodi suddetti.
L’area di scambio matrimoniale, desunta dalla media delle distanze chilometriche e dalle incidenze percentuali nelle varie classi chilometriche considerate, mostra sostanzialmente una certa stabilità nell’Ottocento, attestandosi intorno ai 23 km, con l’unica eccezione del periodo 1825-1849 in cui il raggio aumenta leggermente raggiungendo il valore di circa 28 km.
Per quanto concerne l’andamento del flusso dei cognomi si nota una diminuzione della variabilità cognominale.
Si segnala inoltre che dal 1800 al 1899 il cognome più rappresentato nel Comune di Villasor è risultato essere quello di Pillitu con una percentuale del 5,62%, segue Vargiu con un valore del 2,77%, quindi Serra 2,66%, Marongiu 2,22%, Orrù 2,08%, Podda 2,00%, Pinna 1,97%, Medda 1,61%, Pistis 1,47%, Virdis 1,44%, Matta 1,36%, Trudu 1,16% e Lampis con lo 0,99%.
I risultati relativi al flusso dei cognomi sono in un certo senso sovrapponibili con quanto concettualmente rilevabile dal tasso di endogamia ed esogamia.
Infatti si presenta una variabilità cognominale sostanzialmente stabile con una perdita di variabilità compresa tra il 26% e il 23% nei primi tre periodi e con una ulteriore perdita di cinque punti percentuali nell’ultimo periodo che, tra l’altro, ha mostrato i maggiori valori percentuali dell’endogamia e conseguentemente i valori minori di esogamia.
E’ interessante notare come anche in Villasor si registrino nel tempo una serie di varianti cognominali che oltre ai già citati Xola-Xiola che diventa Sciola e Lasiu-Lasio citiamo:
In sintesi gli indicatori bio-demografici analizzati suggeriscono, per il XIX secolo, una sostanziale stabilità di fondo della struttura matrimoniale della popolazione di Villasor.
La struttura matrimoniale è stata caratterizzata da relativamente alti valori di endogamia, rispetto ai Comuni sardi ubicati nella stessa tipologia altimetrica: pianura.
I valori del tasso di endogamia, simili a quelli situati in collina, denotano una ridotta mobilità matrimoniale, desumibile anche dai valori della media delle distanze matrimoniali che decrescono nel tempo e dalla incidenza percentuale nelle classi chilometriche più vicine.
La perdita nel tempo di variabilità cognominale supporta ulteriormente la tendenza all’endogamia ed alla contenuta mobilità matrimoniale.
Comunque, nonostante la comunità mostri una certa tendenza all’endogamia non evidenzia, come sarebbe da attendersi, una propensione alla consanguineità.
Queste peculiarità della struttura matrimoniale che la popolazione di Villasor ha mostrato nell’Ottocento potrebbero attribuirsi principalmente alla dimensione della popolazione che offrendo una variabilità sostanzialmente ampia della scelta matrimoniale non spinge verso una ricerca esterna del coniuge e d’altra parte la relativa ampiezza demografica non favorisce la consanguineità.
In fine è interessante notare che anche alcuni cognomi tipici di Villasor hanno presentato delle varianti in seguito a differenti pressioni linguistiche.
Ricordiamo in conclusione che per una più completa analisi della struttura matrimoniale della comunità sorrese sarebbe opportuno estendere l’indagine anche al Novecento e completando le informazioni anche attraverso un coinvolgimento diretto della popolazione.
Si ringraziano: Don Tonino Cabizzosu, direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Cagliari, tutti gli addetti alla custodia delle sale dell’Archivio per la loro disponibità, il Prof. Emanuele Sanna, docente di Antropologia nella facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, per la preziosa collaborazione e per il materiale fornitomi e tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.