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Chiesa Sant'Antioco |
| Conserva una fonte battesimale del 1743 su cui sta scritto hoc opus fecit Dom.cus spatius.
Custodisce le spoglie mortali di Fra Agostino da Segariu morto in fama di grande santità.Custodisce le spoglie mortalidel reverendo Matteo Zaro.Custodisce le spoglie mortali del reverendo Fedele Matta.
Appartenevano alla chiesa di S. Antioco il quadro del 1600 La Crocifissione, attribuito al pittore genovese Orazio De Ferrari, dal 1934 conservato nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari e nel 2005 riportato nella Chiesa di Sant'Antioco per intervento del sindaco Efisio Pisano.
I documenti che hanno reso possibile la restituzione del quadro alla Soprintendenza della Provincia di Cagliari sono disponibili in versione PDF:
Dipinto ad olio su tela misura m. 3.10 x 2,10, privo di cornice, La Crocifissione di de Ferrari fu restaurato nel 1934 dal professor Bacci Venuti ed è bisognoso di un ulteriore restauro. L'opera si fa risalire al 1647, cioè ad appena tre lustri dalla fondazione della chiesa e del convento.
Il dipinto viene cosi descritto dalla Professoressa M. Grazia Naitza Scano:
"Rispetto alle opere più note dell'artista esistono nella Crocifissione di Cagliari differenze che riguardano il disporsi delle luci e dei personaggi. In questo senso però, chiaramente, il tema della Crocifissione presenta alcuni elementi d'obbligo, che di per sé, variano l'impaginazione preferita di qualsiasi artista. La figura del Cristo in croce è centrale e si pone come asse figurativo che discrimina, simmetricamente, tutti gli altri elementi della composizione.
Ma, a parte l'obbligatorietà della posizione di Cristo in croce, che deve essere centrale soprattutto quando si tratti di un quadro d'altare, la strutturazione del dipinto è la stessa che ritroviamo più frequentemente in Orazio de Ferrari. Tutte le figure infatti sono portate in primo piano, alcune più scoperte da una illuminazione che riguarda le carni, altre più sprofondate nell'ombra quasi a segnare la zona dell'evento, e infine il fondo impastato, che non costituisce una fuga illimitata verso orizzonti indistinti, ma piuttosto un limite scuro che tende a far risaltare maggiormente i reali motivi del dramma. Una natura quindi che, se non esiste come paesaggio, è tuttavia presente nell'essenzialità dell'espressione e dei gesti, crudamente rivelati dalla luce".
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